La volontà di potenza: sua espressione di alcuni casi di anoressia mentale

Autori

  • Francesco Castello

Parole chiave:

volontà di potenza, anoressia mentale, psicoterapia, compensazione nevrotica, relazioni familiari

Abstract

Il presente contributo analizza il concetto adleriano di "volontà di potenza" applicato a specifici casi di anoressia mentale, individuandolo come un elemento centrale nei processi nevrotici profondamente disarmonici rispetto alla realtà. In particolare, la volontà di potenza si manifesta come risposta compensatoria distorta a sentimenti di inferiorità e inadeguatezza, radicati nelle prime esperienze infantili e nei contesti educativi e familiari. Nei casi clinici esaminati, la volontà di potenza emerge in forme autodistruttive, caratterizzate da rigidità emotiva, difficoltà nei rapporti affettivi e rifiuto del corpo come oggetto di bisogni e desideri. Attraverso l’analisi di quattro casi clinici di giovani pazienti affette da anoressia mentale, si mettono in luce elementi comuni: rapporti familiari problematici, tendenza al controllo e alla negazione del bisogno, difficoltà a instaurare relazioni paritarie e reciprocamente scambievoli. Il corpo diventa teatro di conflitto e strumento di affermazione di sé, ma anche vittima di un processo regressivo, in cui la perdita di peso rappresenta una forma di potere e punizione. In ciascun caso, il sintomo anoressico è espressione di una volontà di potenza estrema, che sostituisce la possibilità di una crescita armonica e relazioni adulte con modalità relazionali infantili e onnipotenti.La psicoterapia, nei suoi obiettivi, si propone di ricostruire la personalità tramite l’adozione di nuove e più funzionali forme di compensazione, capaci di condurre il soggetto verso una maggiore maturazione affettiva e relazionale. Tuttavia, la resistenza al cambiamento, che si esprime con forza anche nel contesto terapeutico, rende questo percorso particolarmente lungo e complesso. L’anoressia, in quanto espressione estrema della volontà di potenza, costituisce pertanto un importante segnale clinico della gravità del disagio psicopatologico

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Pubblicato

2026-01-04

Fascicolo

Sezione

Articoli